AmarcordBasket

DEL BASKET DI UNA VOLTA SI APPREZZAVA EUGENIO AZZONI …

Di basket di una volta apprezzavo molto Eugenio Azzoni, sia per quello che faceva sul rettangolo di gioco, in chiave tecnico-tattica, sia per il temperamento e l’equilibrio, miscelati tra loro, che mostrava. Romano, era nato il ventisette di aprile e si era messo subito in evidenza nelle giovanili della Lazio, al punto di passare in prima squadra. Nulla gli fu regalato e il cammino non fu neanche troppo semplice.

Messi da parte i sogni delle massime categorie, accettò Viterbo – e la Garbini – diventando un punto di forza assoluto, in mezzo ai giovanissimi locali che si imponevano all’attenzione generale, come Gatti, Lega, Papale e Coletta. Eugenio è uno di quelli che avrebbe meritato di più dalla pallacanestro, perché aveva ottime qualità, una notevole elevazione, una predisposizione naturale a trovarsi la zona giusta del campo e i fondamentali di buona fattura, che non guasta.

Uno che avrebbe meritato di più dalla vita, non di andarsene ancora giovane, con tanta voglia di parlare di sport, di andare a correre tutti i giorni al “percorso della Forestale”, di tenersi il più possibile in forma, di credere che ci potesse ancora molto da fare nello sport.

Eugenio a Viterbo fu l’inizio di un cambio generazionale e anche tecnico della pallacanestro viterbese, che aveva vissuto stagioni comunque onorevoli, anche con personaggi apprezzabili, ma la scuola di quel gruppo che portò Toni Santi era davvero di un altro livello. Lui, Tosoratto, Giannelli e gli altri, cambiarono il modo di giocare e aprirono una pagina nuova nella pallacanestro viterbese. Si creò un gruppo concreto, dentro e fuori il campo, con Eugenio che era uno di quelli che – come si suol dire – “fanno spogliatoio”, che scherzano e tengono alto il morale. Scherzava soprattutto con Tosoratto, un “gigante buono” che aveva conosciuto alla Lazio e che spesso era il destinatario di quel pizzico di goliardia, che poi, in campo, si trasformava in una intesa vincente. Tosoratto era un ragazzone del nord trapiantato a Roma. Era di Udine e continuò ad amare la sua terra, tanto è vero che ci ha fatto ritorno vivendoci il resto della sia vita. Spesso, insieme a Eugenio, in allenamento, si divertivano a schiacciare, qualcosa che in precedenza si era visto davvero poco, a queste latitudini. Che Azzoni, che non era un pivot, schiacciasse con naturalezza dà l’dea di quanto fosse rilevante la sua elevazione, che sfruttava a trecento sessanta gradi, soprattutto per andare al tiro, eludendo la resistenza dell’avversario.

Visse quella bellissima annata con Toni Santi, ma fu protagonista pure di quella in serie B, con Gianni Ferranti in panchina. Su una base confermata si innestarono giocatori come Sansoni, come il pivot Dagradi, alto più di due metri, Sergio Zoppi, Marchigiano, un “cecchino” formidabile, unitamente ai giovani viterbesi che esplosero, primo su tutti Paolo Lega, mentre Fabrizio Gatti era già diventato un titolarissimo l’anno precedente.

(DAL LIBRO “DIECI”)

error: Content is protected !!